Musica sotto il metro e venti


Musica Sotto il Metro e Venti nelle scuole

Il progetto di laboratorio musicale“Musica Sotto il Metro e Venti”, dopo una prima bella esperienza presso la Croce Verde di Lido di Camaiore, è stato proposto alle scuole primarie di Viareggio ed è stato accettato con entusiasmo dalle scuole di Torre del Lago Puccini.

La musica nei nostri incontri viene utilizzata come mezzo di comunicazione: attraverso una serie di giochi i bambini imparano ad ascoltare se stessi, ad ascoltare l’altro, a seguire il ritmo della relazione, ad esprimere le proprie emozioni. Ogni gioco presentato ha l‘obiettivo di essere un’esperienza relazionale autentica tra i bambini del gruppo classe. La musica, come si sa, riesce a trasmettere emozioni sia a chi suona che a chi ascolta e sia nel suonare che nell’ascoltare è necessario porre attenzione e cura. La parola “cura” crediamo che sia centrale nel percorso che abbiamo realizzato. Ogni bambino fa esperienza del riconoscere le proprie emozioni, prendersene cura ed esprimerle agli altri utilizzando semplici strumenti musicali. Il gruppo in ascolto, d’altra parte, fa esperienza del prendersi cura dell’emozione del piccolo musicista di turno accogliendo il suo suono e ascoltandolo con attenzione e rispetto.

Quello che emerge con forza durante i giochi proposti è la differenza di ognuno di questi bambini: nel ritmo spezzato di un cembalo si può sentire la timidezza, la paura del giudizio degli altri che impedisce persino i movimenti; nel ritmo martellante di un tamburo si può sentire il bisogno di essere visto, ascoltato, di occupare uno spazio, di essere considerato. Utilizzando il linguaggio della musica i bambini possono mostrarsi per quello che sono di fronte ai propri compagni e magari esprimere anche sentimenti che nella vita di tutti i giorni verrebbero nascosti sotto il tappeto.

Utilizzando differenti strumenti musicali è necessario far rispettare i tempi e le regole della comunicazione. Per fare musica infatti, come per comunicare, è necessario rispettare tempi, pause, ritmi e regole. Immaginatevi cosa può essere per un bambino abituato a farsi sentire a forza di urla, scoprire che è molto più interessante sentire delle variazioni di suono piuttosto che un martellare continuo che presto passa sullo sfondo o scoprire che la musica nasce dal silenzio. Allo stesso modo immaginate cosa può voler dire per un bambino tendenzialmente silenzioso e ritirato far sentire agli altri la propria presenza nel gruppo e scoprire quanto possono essere apprezzati dagli altri i propri suoni dolci e delicati.

Un po’ come quando mangiamo una cosa per la prima volta e ne sentiamo il sapore: di certo non ci mettiamo a risolvere strane equazioni o a fare complicati ragionamenti, semplicemente quella cosa ci piace o non ci piace. Ecco, lavorare con la musica permette questo, permette, per esempio, di far sperimentare ad ogni bambino cosa piace e cosa non piace, quali sono i propri desideri, come vogliono stare all’interno del gruppo, a quale distanza, etc.

Le insegnanti che hanno partecipato agli incontri hanno potuto osservare i propri gruppi classe e prendere spunto dalle attività proposte per proseguire il lavoro autonomamente con i bambini. La musica all’interno del gruppo classe, favorendo un miglioramento della comunicazione tra gli alunni e tra questi e gli insegnanti, può portare a risolvere problemi relazionali e a creare un clima più disteso e di collaborazione con un conseguente aumento della partecipazione alle attività scolastiche. Dialogare attraverso la musica, infatti, ha permesso di far emergere confitti e problematiche senza scontrarsi ma confrontandosi gli uni con gli altri per giungere infine ad un suono comune, condiviso e creativo: il suono del gruppo.

La musica porta un grande contributo al benessere dell’individuo proprio perché, come dice Bruscia, è in parte arte, in parte scienza e in parte processo interpersonale. Quindi aiuta per esempio a sviluppare la creatività, l’immaginazione, il senso estetico, l’empatia, la comunicazione. Tutte qualità che si poggiano sull’ascolto di se, di quello che ci accade, delle emozioni e sensazioni che percorrono il nostro corpo quando sentiamo un particolare suono, e quindi abitua ad ascoltarci in relazione all’ambiente che ci circonda.

 

Daniele Benedetti e Emma Guardi, psicologi e psicoterapeuti, specializzati in psicoterapia della Gestalt

 

 

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