Cesare Lazzini: chitarrista jazz e filosofo della musica | Intervista


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Continuiamo con le interviste ai vincitori di quest’anno della Borsa di Studio Nicola Paoli. Dopo l’incontro con il vincitore del primo premio, Martino Rappelli, vi presentiamo adesso Cesare Lazzini, secondo classificato all’edizione 2014 del concorso.

Nato e cresciuto …” … Facci capire chi è Cesare Lazzini, la tua autobiografia in qualche riga :)
Nato trentasette anni fa a Carrara, ho abitato dai venti ai trenta circa a Pisa dove studiavo Medicina (non conclusa); successivamente mi sono spostato a Livorno, dove ho intrapreso gli studi superiori di jazz all’Istituto musicale Mascagni sotto la guida del maestro Mauro Grossi: nel 2013 ho conseguito il diploma di triennio in chitarra jazz e ora sto proseguendo col biennio in composizione ed arrangiamento jazz. Inizio in questi giorni a frequentare il secondo e ultimo anno.

Perché il musicista e non il broker o il giardiniere?
Nessun particolare motivo, mi piace la musica, ma mi piacciono molte altre cose. È un percorso che ho intrapreso in età non proprio giovanile, mi sto impegnando e cercando di farne una professione, vedremo.

A che cosa stai lavorando in questo momento? E quali sono le tue speranze e i tuoi progetti per il futuro?
Sto collaborando con due cantanti, in entrambi i casi in formazione chitarra e voce: con una stiamo approntando un repertorio di cover pop/rock, con l’altra standard jazz e bossa nova; spero a breve di iniziare a suonare con due amici e colleghi di conservatorio, entrambi ottimi musicisti (piano e batteria), la direzione musicale non è ancora definita ma ho fiducia nella combinazione delle personalità in gioco e credo che possa uscirne qualcosa di interessante, che siano brani originali di nostra composizione o rivisitazioni di musica già esistente: il terreno comune di partenza è comunque il jazz, considerato il fatto che è quello che stiamo studiando e suonando tutti e tre; in settimana avrò occasione di suonare insieme al caro amico Martino [Rappelli] e chissà che non si possa organizzare qualcosa di continuativo anche con lui; infine, ma non ultimo per importanza e soddisfazione che ne ricavo, sto suonando da qualche tempo insieme a un gruppo di percussioni afro americane di Pisa, i Moruga.

Si riesce a vivere di musica in Italia oggi?
Si riesce a vivere di qualsiasi cosa, dipende da cosa si intende per vivere (e da cosa si intende per musica, in termini non di genere ma di onestà, qualità, necessità, opportunità e tempestività dell’offerta musicale che si propone). Come molti altri mestieri, non è un lavoro a rendita sicura. Questo tipo di domanda comunque sottintende spesso (o, per lo meno,può involontariamente suggerire a chi legge) che l’obiettivo non sia la musica ma il vivere, termine come già detto estremamente suscettibile di interpretazione personale. Se gli obiettivi o gli interessi principali sono altri, la musica non è, da un punto strettamente probabilistico, la via più adatta per guadagnarsi da vivere. È un punto piuttosto importante.

Il momento più bello e quello più difficile della tua carriera musicale …
Essendo una carriera ancora sul nascere, ogni cosa e ogni risultato è bello e soddisfacente; difficile può essere invece il percorso più che i singoli momenti, il mantenere viva la fiducia nei propri mezzi e nel fatto che porteranno a dei risultati, soprattutto quando, come nel caso della musica, il percorso è tutt’altro che tracciato. Il resto, errori, insuccessi e tutto ciò che rientra nelle categorie fra “poteva andare meglio” e “non sarebbe potuta andare peggio”, è materiale su cui lavorare per migliorare: e menomale si sbaglia.

Un consiglio ai giovani che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada …
Impegnatevi ma non forzatevi né affaticatevi oltre misura; cercate di non perdere tempo: non sovraccaricandovi di studio e dedicando ogni altra ora della vostra vita solo alla musica o ad attività correlate, ma soprattutto risparmiandone e rendendo produttivo quello che impiegate (cosa molto più facile a dirsi che a farsi); seguite i maestri, seguite i maestri! Sceglieteveli bene ma, una volta scelti, fidatevene. E ascoltate tanta musica (non lo fate già?).

Progetti come quello di La Playa … ce ne sono abbastanza o ce ne vorrebbero di più?
È sicuramente un bel progetto e degno, e per ogni cosa degna e bella il posto c’è sempre, credo. Certo, dietro i progetti ci sono le persone, quindi in un certo senso ti potrei dire che ci vorrebbero più persone che credono in quello che fanno. Poi, è chiaro, i fondi, la burocrazia, la politica, il meteo e cos’ho mangiato stamani, tutto è migliorabile o si può sperare che vada meglio, ma quello si sa, basta non diventi il paravento di un’insufficiente fiducia in ciò che si fa: lo scrisse in modo efficacissimo Bukowski nella poesia “Rotola i dadi”. Quindi, più persone con idee e volontà: lo spazio si trova e l’interesse, l’attenzione e la partecipazione, quando i motivi e le realizzazioni sono belle e degne, ci sono, voi ne siete un esempio.

Chi è il tuo idolo musicale e qual è la band emergente che più apprezzi nel tuo territorio, in Toscana?
Ho passato l’età del monoteismo musicale, adesso sono al politeismo quasi panteismo e apprezzo tutti i musicisti e la musica, da tutto si può imparare qualcosa; poi magari passerò all’ateismo musicale e mi dissocerò da tutte le considerazioni fin qui esposte (ride). Band emergente: Filarmonica Municipale La Crisi, cari amici e ottimi musicisti con ottime idee.

Un saluto e un abbraccio